Sperling & Kupfer, Saggi,, Milano, 2004. In 8บ (22 cm) XII-445 pp. Prima edizione. Cartone editoriale, sovraccoperta. Come nuovo. Dimensions: 8.4 x 5.4 x 1.7 inches Shipping Weight: 1.4 pounds Prigionieri del silenzio, ma anche dei gulag e delle carceri politiche del maresciallo Tito, in Jugoslavia. Le vittime erano tutti comunisti, come chi li imprigionava e li vessava. Giampaolo Pansa ricostruisce la vita di uno di loro con puntiglio e partecipazione. Emblematica e nello stesso tempo tragica, la storia del sardo Andrea Scano ricalca quella di molti uomini generosi che, come lui, si batterono contro il fascismo e il nazismo ma, dopo la Liberazione, furono colpiti con durezza proprio dal regime che, insieme all'Urss, consideravano il pi๙ vicino. Nel caso di Scano, l'accusa di aver nascosto armi per la tanto sospirata rivoluzione innesc๒ una spirale perversa, che lo condusse a scontare anni di deportazione e torture all'Isola Calva, il pi๙ famigerato tra i lager di Tito. Scampato a quell'orrore e rientrato in Italia, per ordine del Pci fu costretto a tacere sulle sofferenze patite, per il resto dei suoi anni fino alla morte. Un racconto duro e drammatico, che - come molti dei libri di Pansa - apre una porta rimasta chiusa per troppo tempo su pagine oscure e ambigue della nostra storia recente. La storia vera di un ragazzo ribelle e scapestrato, un sardo che diventa soldato rosso e finisce vittima di un regime comunista, quello di Tito in Jugoslavia. E' Andrea Scano a cui Giampaolo Pansa ha dedicato il suo nuovo libro: una storia che, come dice il sottotitolo, ''la sinistra ha sepolto'' e sara' in libreria il 12 ottobre. Da ''prigioniero di Tito a prigioniero del silenzio: e' questa la cosa piu' tragica che capita a Scano. Non deve parlare - spiega Pansa - con nessuno della Jugoslavia. Come se i tre anni di gulag all'Isola Calva, i 30 mila deportati e 4 mila morti in quello scoglio del golfo del Quarnaro non ci fossero mai stati. Come se tutto questo non dovesse esistere piu'. Scano e quelli come lui devono dimenticare''. In copertina tre foto, scatatte dalla polizia, di Tito giovane con la farfalla, trovate da Pansa durante le ricerche per la tesi di laurea. Ma 'Prigionieri del silenzio' ''non e' - sottolinea il giornalista e scrittore - un libro sulle foibe ne' soltanto una biografia di Scano, ma un racconto di delitti in famiglia, di che cosa e' successo nella famiglia del comunismo internazionale. Il non voler mai vedere all'interno della sinistra europea i contrasti, le lotte, le vendette, le punizioni anche fisiche di chi non era d'accordo con la maggioranza. E parlo sopratutto dell'Italia comunista di quegli anni: dal '45 fino agli anni '60 con un partito chiuso, sovietizzato, costretto a obbedire all'Unione Sovietica